La barzelletta delle scarpe troppo strette: il finale ti farà ridere fino alle lacrime

Ridere fa bene, questo lo sappiamo tutti. Ma perché ridiamo? La scienza ha qualcosa da dire in merito: secondo i neuroscienziati, la risata nasce quando il cervello percepisce un’incongruenza risolta in modo inaspettato — ovvero quando ci aspettiamo qualcosa e invece arriva qualcosa di completamente diverso. Non siamo soli in questo: anche i ratti e i grandi primati producono suoni simili alla risata durante il gioco. Certo, nessuno ha ancora visto uno scimpanzé apprezzare una barzelletta sui suoceri, ma la base neurologica è sorprendentemente condivisa.

Anche nella storia il senso dell’umorismo ha avuto le sue evoluzioni. Gli Antichi Romani, per dire, amavano l’ironia pungente sui politici, sui mariti traditi e sulle stranezze fisiche altrui — un po’ come oggi su certi social, ma con meno filtri. Col tempo, l’umorismo si è raffinato (o almeno ci ha provato) fino ad arrivare alla barzelletta moderna: breve, a effetto, con un finale a sorpresa che ribalta tutto.

E proprio di ribaltamento si tratta nella storia che stai per leggere.

La barzelletta: le scarpe troppo piccole

Un signore molto alto, quasi 2 metri, entra in un negozio di scarpe e chiede alla commessa di portargli un paio da provare. La commessa gli chiede:

– Che numero porta?
– Il 39.
– Il 39??? Ma è sicuro???
– Sì sì, il 39 va bene.

La commessa è stupita e si chiede come farà quell’uomo a infilare i suoi piedi enormi in un numero così piccolo… ma comunque gli porta quello che ha chiesto. L’uomo fa una fatica enorme ad infilarsi quelle scarpe; arrivano tutti i commessi del negozio ad aiutarlo… alla fine ce la fa! Si alza, muove qualche faticoso passo.

La commessa gli fa timidamente notare:
– Signore, ma non vorrebbe magari provare un numero più grande?
– No, questo va benissimo!

Il signore ringrazia tutti, paga e se ne va.

Il giorno dopo torna in negozio:
– Buongiorno, vorrei un altro paio di scarpe!
– Buongiorno… ah sì, mi ricordo di lei! Vuole sempre il numero…
– 36!
– 36??? Ma è sicuro??? Il 36 è da bambino!
– Le dico che voglio il 36!

Anche stavolta arrivano tutti i commessi del negozio per aiutarlo a infilarsi quelle scarpe. Dopo due ore abbondanti, finalmente ci riescono. L’uomo si alza, cammina tutto malconcio, paga, saluta tutti e se ne va.

Dopo qualche giorno, ritorna un’altra volta. La commessa lo riconosce subito e stavolta gli chiede direttamente:
– Mi scusi signore, ma io le vorrei proprio chiedere perché vuole sempre numeri così piccoli!

– Eh, capisco la sua curiosità! Veda, io una volta ero un ricco industriale, avevo molti soldi; poi sono andato sul lastrico; mia moglie è fuggita con l’amante; mio figlio si è dato alla delinquenza… Ora non ho più niente, nessuna gioia, nessun conforto… neanche la televisione, ho. Quando torno a casa, dopo aver camminato tutto il giorno con queste scarpe, l’unica soddisfazione che mi resta è il momento in cui me le tolgo…

– Aaaah!

Perché fa ridere (per chi volesse capirlo fino in fondo)

La barzelletta gioca su un classico meccanismo di aspettativa delusa e ribaltata. Per tutto il racconto pensiamo che l’uomo sia stravagante, forse un po’ fuori di testa. Il finale invece rivela una logica perfettamente coerente — e un fondo di malinconia che rende la risata ancora più genuina. È la soddisfazione del contrasto: l’unica gioia che gli è rimasta nella vita non viene da un lusso, da un affetto o da un successo, ma semplicemente dal togliersi scarpe che lui stesso ha scelto troppo piccole. Un paradosso autoimposto, quasi filosofico — che però fa ridere parecchio.

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