Il 60% dei motori Iveco non finisce sui loro camion: la scoperta che cambia tutto quello che pensavi su questo colosso industriale

Ogni giorno sulle strade italiane circolano migliaia di veicoli commerciali che portano il marchio Iveco. Dietro a quella sigla — acronimo di Industrial Vehicles Corporation — si nasconde una storia industriale complessa, fatta di fusioni, acquisizioni e scelte tecnologiche tutt’altro che banali. Fondata nel 1975, Iveco ha saputo aggregare competenze italiane, francesi e tedesche, costruendo nel tempo una delle realtà più solide del trasporto pesante mondiale.

Un gruppo con radici profonde e numeri da capogiro

Il perimetro di Iveco è vastissimo: si va dai veicoli commerciali leggeri fino ai mezzi pesanti da cantiere, passando per autobus urbani e interurbani, veicoli antincendio, mezzi militari e mezzi per la protezione civile. Una gamma che risponde a esigenze molto diverse tra loro, con una presenza capillare in oltre 160 paesi e circa 5.000 punti vendita e assistenza distribuiti tra Europa, Russia, Cina, Australia, Africa e America Latina.

I dati economici confermano la solidità del gruppo: nel 2023 l’EBIT adjusted ha raggiunto 940 milioni di euro, con una crescita di 413 milioni rispetto all’anno precedente. L’utile netto adjusted si è attestato a 352 milioni, 127 milioni in più rispetto al 2022. Un anno record che, secondo le aspettative interne, non rappresenta un punto di arrivo.

Chi produce davvero i motori Iveco

La risposta a questa domanda è meno scontata di quanto si possa pensare. I motori Iveco non nascono da una divisione interna generica, ma vengono sviluppati e prodotti da FPT Industrial, marchio specifico del Gruppo Iveco dedicato esclusivamente alla propulsione. Una realtà con una propria identità industriale, che copre una gamma di potenze che va da 40 a 1.765 kW, pensata per applicazioni molto diverse:

  • Veicolari — camion, furgoni e autobus
  • Agricoli — macchine operatrici e trattori
  • Industriali — applicazioni da cantiere e movimento terra
  • Marini e ferroviari
  • Power generation — gruppi elettrogeni e impianti fissi

Solo il 40% dei motori prodotti da FPT Industrial finisce sui veicoli commerciali del gruppo. Il restante 60% viene venduto nell’open market, a costruttori terzi che scelgono questi propulsori per affidabilità e versatilità.

Il nuovo stabilimento ePowertrain di Torino

Il capitolo più recente della storia FPT Industrial si scrive a Torino, dove il gruppo ha inaugurato il nuovo stabilimento ePowertrain. L’impianto è dedicato alla produzione di motori elettrici e pacchi batterie per furgoni, camion e autobus, in linea con gli impegni assunti sul fronte della carbon neutrality.

Non si tratta di un semplice aggiornamento di gamma: è un cambio di paradigma produttivo, che pone FPT Industrial tra i player europei attivi nella transizione energetica applicata al trasporto pesante — un segmento che fatica più di altri a decarbonizzarsi, proprio per le esigenze di potenza e autonomia che i veicoli commerciali impongono.

Le origini: da Fiat Industrial al Gruppo Iveco autonomo

Per capire la struttura attuale, bisogna tornare al 1° gennaio 2011, quando nacque Fiat Industrial, holding che riuniva CNH Global, Iveco e FPT Industrial. Nel 2021, con la separazione da CNH Industrial e il lancio del nuovo logo Iveco Group, il gruppo ha intrapreso un percorso autonomo, con una visione industriale più focalizzata e una governance rinnovata.

Tra i prodotti simbolo di questa evoluzione c’è il Daily, il veicolo commerciale leggero che ha ridefinito gli standard del settore e che ancora oggi rappresenta il riferimento della gamma. Le prime pietre miliari, però, risalgono agli anni ’80, quando Iveco sviluppò i primi motori Diesel turbo per mezzi industriali pesanti — una scelta tecnica che segnò il posizionamento del brand sull’affidabilità prima ancora che sull’immagine.

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