Hai trovato uno schermo aperto sul profilo di qualcun altro. O forse hai letto un messaggio che non avresti dovuto leggere. O semplicemente, qualcosa nel comportamento di tua figlia negli ultimi tempi non tornava. Qualunque sia stato il momento in cui hai scoperto che tua figlia usa i social media di nascosto, con profili falsi e identità inventate, quello che senti adesso è probabilmente un mix di paura, tradimento e senso di colpa. È normale. Ed è esattamente il momento in cui non bisogna sbagliare mossa.
Perché i ragazzi creano profili falsi: quello che i genitori spesso non sanno
Prima di reagire, è fondamentale capire. I minori che creano account falsi sui social non lo fanno sempre con cattive intenzioni. Secondo uno studio del Pew Research Center del 2018, il 59% degli adolescenti americani tra i 13 e i 17 anni ha creato un account falso o ha mentito sulla propria età per aggirare le restrizioni delle piattaforme. Le motivazioni sono spesso più complesse di quanto sembri: c’è chi lo fa per pura curiosità, per esplorare una versione di sé senza conseguenze reali, chi lo fa per non restare fuori dai giochi quando tutti i compagni di classe hanno già TikTok o Instagram, e chi invece lo fa proprio come risposta a regole percepite come eccessive, o a una mancanza di fiducia reciproca. In alcuni casi, la ricerca di attenzioni o relazioni affettive che non trovano spazio nel contesto familiare o scolastico spinge i ragazzi a costruirsi un’identità parallela online.
Capire il “perché” non significa giustificare il comportamento. Significa avere gli strumenti per affrontarlo in modo efficace.
I rischi reali: non è paranoia, è prevenzione
Quando una bambina o una ragazza utilizza profili anonimi per interagire con sconosciuti, i rischi non sono ipotetici. Il Rapporto Annuale della Polizia Postale italiana del 2023 evidenzia un aumento dei casi di adescamento online, con il 65% delle vittime che ha meno di 14 anni. Tra i pericoli più concreti c’è il grooming, una tecnica manipolativa usata dai predatori per costruire una relazione di fiducia con un minore prima di avanzare richieste di natura sessuale o di incontri fisici. A questo si aggiunge l’esposizione a contenuti violenti o sessualmente espliciti, che su certi canali privati circolano senza alcun filtro, il cyberbullismo con dinamiche di umiliazione pubblica, e il rischio di sexting non consensuale e diffusione di immagini private, un fenomeno che può coinvolgere anche minori molto giovani.
Il Garante per la protezione dei dati personali ha più volte sottolineato come i genitori abbiano sia il diritto che il dovere di monitorare l’attività digitale dei figli minorenni, nel rispetto di un equilibrio con la loro crescente autonomia. Un tribunale italiano ha recentemente confermato l’obbligo di attivare filtri di controllo su smartphone e pc dei figli adolescenti, estendendo il monitoraggio a tutti i dispositivi.
Come affrontare la conversazione senza distruggere il rapporto
Questo è il nodo vero. La reazione del genitore nei primi momenti è determinante per come evolverà tutta la situazione. Urla, ritiro immediato del telefono, minacce: questi approcci possono sembrare efficaci nell’immediato, ma rischiano di spingere tua figlia ancora più in profondità nella clandestinità digitale.

Aspetta il momento giusto
Non affrontare l’argomento quando sei ancora sotto shock o arrabbiata. Scegli un momento neutro, in un ambiente familiare e tranquillo. Non a tavola, non prima di scuola. Un momento in cui entrambe siate davvero disponibili ad ascoltarsi.
Inizia con le domande, non con le accuse
Invece di partire da “Ho scoperto quello che fai”, prova con qualcosa come: “Voglio capire come ti senti quando sei online” oppure “C’è qualcosa che vorresti fare su internet e che pensi che io non capirei?”. Esprimere curiosità anziché giudizio abbassa immediatamente le difese, anche quando hai davanti una bambina di dieci anni.
Nomina il rischio senza terrorizzare
I ragazzi spesso non percepiscono il pericolo online come reale, perché lo schermo crea una distanza psicologica dagli eventi. Usa esempi concreti, non catastrofici: puoi raccontare una storia reale, come quelle documentate nei report della Polizia Postale, in modo che il rischio diventi tangibile senza trasformarlo in un incubo ricorrente.
Stabilisci regole nuove insieme
Le regole imposte unilateralmente vengono aggirate. Quelle costruite insieme vengono rispettate con più frequenza. Chiedi a tua figlia quali piattaforme vorrebbe usare e perché, poi negozia: orari, tipo di contenuti, visibilità del profilo, e la regola del “nessun contatto con sconosciuti senza dirmelo”.
Gli strumenti pratici che puoi usare adesso
Oltre alla comunicazione, esistono strumenti tecnici che non sostituiscono il dialogo ma lo supportano concretamente. Il controllo parentale nativo su iOS con Screen Time e su Android con Digital Wellbeing permette di limitare l’accesso ad app specifiche e monitorare i tempi di utilizzo. Family Link di Google consente invece di approvare le app scaricate e vedere la posizione del dispositivo. Sempre più famiglie stanno adottando veri e propri contratti digitali, accordi scritti in cui si stabiliscono regole condivise sull’uso del telefono: non è una trovata folkloristica, perché la ricerca sulla mediazione genitoriale mostra che gli approcci costruttivi migliorano il pensiero critico dei ragazzi sui contenuti digitali rispetto alle strategie puramente restrittive.
Se hai il sospetto che tua figlia abbia già avuto contatti con persone potenzialmente pericolose, non aspettare: contatta il Commissariato di PS Online o chiama il 114, il numero del Telefono Azzurro, attivo 24 ore su 24 per situazioni di rischio che coinvolgono minori.
Il ruolo della fiducia: quello che nessuna app può fare
Gli strumenti tecnologici funzionano finché tua figlia non impara ad aggirarli, e prima o poi lo farà. L’unica protezione duratura è il rapporto che costruisci con lei. La ricerca sull’autoefficacia genitoriale indica che i genitori coinvolti e presenti nel monitoraggio digitale riescono a ridurre in modo significativo i rischi psicosociali per i propri figli.
Questo non significa essere l’amica di tua figlia invece che sua madre. Significa che lei deve sapere che, qualunque cosa succeda online, può venire da te senza avere paura della tua reazione. Quella certezza vale più di qualsiasi filtro parentale.
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