La barzelletta di Pierino sulla povertà che fa ridere e commuovere allo stesso tempo

Ridere è una delle attività più antiche e misteriose dell’essere umano. Dal punto di vista neurologico, la risata attiva il sistema limbico, la parte del cervello legata alle emozioni, e rilascia dopamina ed endorfine — gli stessi neurotrasmettitori coinvolti nel piacere. Ma cosa ci fa davvero ridere? Secondo la teoria dell’incongruenza, il cervello ride ogni volta che percepisce uno scarto inaspettato tra ciò che si aspetta e ciò che accade. Non siamo soli in questo: anche i ratti, i cani e i grandi primati producono qualcosa di molto simile alla risata durante il gioco. Certo, nessuno di loro ha ancora scritto una barzelletta su Pierino. Nel corso della storia, l’umorismo ha cambiato pelle mille volte. Gli antichi Romani, per esempio, erano ghiotti di battute scurrili, parodie politiche e ironia sulle disgrazie altrui — basti pensare alla raccolta Philogelos, un vero e proprio libro di barzellette del IV secolo d.C., pieno di medici incapaci, avari e professori stupidi. Insomma, alcuni stereotipi resistono benissimo al tempo. Oggi l’umorismo popolare italiano ha un protagonista immortale: Pierino, il bambino irriverente che dice sempre la cosa sbagliata al momento giusto. E in questa barzelletta, lo fa con una precisione quasi geometrica.

La barzelletta di Pierino e la polenta

La maestra avverte i suoi piccoli alunni che ogni tanto chiederà loro cosa hanno mangiato a casa. Pierino risponde sempre la stessa cosa: “Polenta, signora maestra!”

Un giorno, la maestra lo prende in disparte e gli sussurra di inventarsi qualcosa di più elaborato — spaghetti, ravioli, tortellini — per non ostentare così apertamente la sua povertà.

Qualche giorno dopo, puntuale come un orologio svizzero, la maestra lancia la domanda alla classe:

“Cosa avete mangiato ieri a casa?”

Pierino, con aria soddisfatta, si alza e risponde:

“I ravioli, signora maestra!”

La maestra sorride, compiaciuta del progresso. Non resiste e chiede:

“Oh che bello, Pierino! E quanti ne hai mangiati?”

Lui, serissimo:

“Tre belle fette, signora maestra.”

Perché fa ridere?

Il meccanismo comico è un classico esempio di incongruenza rivelata all’ultimo secondo. La maestra — e il lettore — si aspettano che Pierino abbia finalmente imparato la lezione. Invece no: lui ha adottato la parola “ravioli”, ma nella sua testa li misura ancora come si misura la polenta, a fette. Il bambino non mente, non si vergogna: semplicemente non ha mai visto i ravioli in vita sua, e lo tradisce con la naturalezza più disarmante. È la povertà che ride di sé stessa, senza dramma e senza retorica — e per questo fa ancora ridere dopo decenni.

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